MIGRANTI: NON SI FERMA IL VENTO CON LE MANI PDF Stampa E-mail
Venerdì 24 Marzo 2017 16:22

MIGRANTI: NON SI FERMA IL VENTO CON LE MANI

Uno dei massimi filosofi della Storia, Lucio Seneca, ha coniato la frase secondo cui, “non si ferma il vento con le mani”.

Questa frase, così profonda, è ancora di grande attualità, soprattutto se la si contestualizza agli eventi che stanno caratterizzando questa nostra epoca sociale, culturale e politica.

Il riferimento si coniuga bene (purtroppo) rispetto alla attualità dei fatti circa l’arrivo dei migranti nel vecchio Continente. Si tratta, invéro, di un esodo biblico senza precedenti, almeno per come conosciamo l’era moderna.

I dati che abbiamo al riguardo, sono perentori. Il solo riferimento all’arrivo nel nostro paese dei minori non accompagnati, ci impone una riflessione improcrastinabile:

ANNO 2014 – 13026

ANNO 2015 – 12360

ANNO 2016 – 25846

ANNO 2017 – DA GENNAIO A MARZO 1670

Per un totale di 52902 bambini “soli” sbarcati sulle nostre coste negli ultimi anni.

In prima analisi, il pensiero corre al cuore e al sentimento dei genitori di questi bambini che, con la speranza di garantire loro un futuro migliore e dignitoso, hanno trovato il coraggio di farli salire a bordo dei “barconi della morte” consegnandoli nelle mani dei trafficanti di esseri umani; chissà quali pene può provare una madre nel rimettere alla “sorte” la vita di un figlio che ha tenuto in grembo.

E in Europa, ma non solo, stiamo tuttavia assistendo a politiche di tipo nazionaliste e sovraniste rispetto all’accoglienza dei migranti, che sono destinate al fallimento. Ciò avviene, purtroppo, in un contesto in cui la forbice delle diseguaglianze sociali è sempre più marcata: basti pensare al fatto che, in tutto il pianeta, circa settecento milioni di persone non hanno accesso ad alcuna fonte di Acqua potabile. Occorrenze di questo tipo, si riscontrano, poi, in relazione ad altre e molteplici questioni: dallo sfruttamento dei beni presenti nel sottosuolo dei paesi del Continente africano e medio orientale – ad esclusivo appannaggio delle potenze occidentali – fino a giungere agli interessi economici delle industrie europee produttrici di armi.

In questa fase, si apprende sempre e di più, che il vento delle politiche “populiste e di destra”, rifugge dalla responsabilità dell’affrontare la realtà, attraverso la costruzione di reticolati di filo spinato e muri; credo, al contrario e fermamente, che si è classe dirigente nel momento in cui si ha l’umiltà di accogliere gli “ultimi” – che sono tali perché le nostre politiche così li hanno resi - e si ha l’umanità e la responsabilità di realizzare un futuro dignitoso per queste persone che hanno i nostri medesimi diritti di reclamare una vita degna di essere vissuta.

Filippo Torrigiani

 

 

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