Giochi “proibiti” PDF Stampa E-mail
Martedì 29 Ottobre 2013 10:54

Giochi “proibiti”

Gratta e vinci, superenalotto e simili, danno dipendenza, sono una vera e propria patologia

Una pubblicità pone una domanda: “ti piace vincere facile?”. Efficace e divertente, cela peraltro l’estrema difficoltà della “vittoria”: secondo la matematica, la possibilità di fare 6 al superenalotto è di una su 622 milioni.

Vincere quindi non è facile; ma tanti, attratti dal miraggio, giocano, e d’azzardo.

“Cosa saranno mai un gratta e vinci o una slot machine?”. Secondo lo psicologo Massimo Cecchi, all’origine della domanda c’è la «mancanza di consapevolezza che quel che si sta facendo è proprio gioco d’azzardo»; l’immaginario collettivo pensa che questo voglia dire il casinò, la roulette, il fumo delle bische. Il gioco d’azzardo è «quell’attività dove si punta denaro (senza poter tornare indietro), e il cui risultato dipende solo dal caso».

Perdo ma gioco
I meccanismi che scattano nella mente del giocatore sono subdoli e perversi: il piacere di giocare, l’attesa del risultato, la speranza della vincita, l’adrenalina che entra in circolo. Dato che spesso ci si rimette, scatta l’altro meccanismo: “perdo, ma continuo a giocare; devo rifarmi.
Sindrome gioco azzardo slot machine 2Ora è andata male; ma lo sento: andrà bene”. Ben presto non si gioca per vincere, ma per giocare: «diventa una compulsione, una spinta a doverlo fare, una dipendenza, una droga». Non a caso il giocatore non si ferma davanti a una vincita, anche forte; anzi: “oggi sono fortunato, continuo a giocare”; e perde tutto, passando dall’euforia alla disperazione. Ma senza riuscire a smettere.
Pericoloso e trasversale: d’azzardo giocano uomini, donne, giovani, anziani, italiani, extracomunitari. C’è la crisi e non si gioca per risparmiare? Sbagliato: al gioco si chiede di risolvere i problemi.

Ludopatici
Mentre una volta per giocare d’azzardo si doveva fare la fatica di andare al casinò, all’ippodromo, in una sala, oggi si può giocare dappertutto, in qualsiasi momento del giorno e della notte: sale aperte fino a tardi, slot machine ovunque; addirittura gli uffici postali propongono gratta e vinci: «per noi che ci occupiamo di questo problema, è spaventoso - dice Cecchi -. Un giocatore patologico cerca di stare lontano dalle sale da gioco, va a fare una raccomandata e gli offrono la sua droga. C’è scarsa attenzione per i tanti ludopatici italiani, anzi non c’è nessun rispetto».
Ora c’è il gioco on line che si rivolge a tutti, in particolare ai giovani che vivono davanti al computer. Magari stanno studiando e sul monitor passa un banner che pubblicizza il poker on line (che ci vuole a registrarsi?); aprono la posta elettronica dove una mail offre 100 euro virtuali per cominciare a giocare. Statistiche svolte nelle scuole superiori rivelano che la metà degli studenti gioca d’azzardo.
Massimo cecchi psicologo asl firenzeI risultati? Una media di 1400 euro bruciati da ogni italiano, e dolore, difficoltà estreme, furti, omicidi, famiglie distrutte.

Ci guadagna anche la mafia
La criminalità organizzata allunga le zampe. Filippo Torrigiani di Avviso pubblico: sono circa 50 i clan che arricchiscono attraverso il mercato del gioco d’azzardo; decine d’inchieste e una commissione parlamentare hanno appurato che «maggiore è l’offerta del gioco lecito, più semplice è per le associazioni malavitose trarre profitti, con il riciclaggio, l’usura e l’estorsione».
Secondo la legge non è il gioco a essere dannoso, ma che non sia lo Stato a gestirlo, senza introiti. Solo la legislazione nazionale può legiferare sul gioco d’azzardo; «gli enti locali non hanno alcuna facoltà: neanche decidere dove fare aprire una sala scommesse, una sala giochi, i suoi orari d’apertura. Non hanno nessuna arma per contrastare la piaga».
Nonostante che dal 1980 l’Organizzazione mondiale della sanità abbia chiesto all’Italia di riconoscere la dipendenza da gioco come vera e propria malattia, questo è avvenuto solo nel novembre 2012, grazie al ministro Renato Balduzzi, autore dell’omonimo decreto. I cui iniziali, importanti principi di contrasto al gioco d’azzardo, per pressioni politiche trasversali, sono stati man mano smontati. In pratica il decreto mette solo paletti alla pubblicità. Occorrerebbe altro.
La documentazione sul gioco d’azzardo è disponibile presso le sezioni soci di Campi Bisenzio, Empoli, Firenze Sud ovest, San Casciano

 

Qualche cifra in Italia
In Italia, nel 2011, il gioco d’azzardo ha fatturato 80 miliardi (è la terza impresa nazionale dopo Eni ed Enel); solo 9 sono rimasti nelle casse statali.
Il 60-70% degli introiti del gioco d’azzardo legale proviene da slot machine e gratta e vinci. Nell’Empolese-Valdelsa ogni giorno si giocano 500.000 euro.
L’Iva sui beni di consumo (pane, latte ecc.) è applicata al 4%, quella sui giochi on line allo 0,6%: più nuovi sono meno tasse pagano.
Il Consiglio nazionale delle ricerche stima che il 2,2-3% degli italiani sia a rischio. In Italia i giocatori patologici sono 700.000-1.000.000; sono aumentati di 10 volte dal 2007/8 al 2010/11. Il recupero di un giocatore costa 30.000 euro.

Gli intervistati
Massimo Cecchi, psicologo del Dipartimento delle dipendenze, Azienda sanitaria di Firenze

Filippo Torrigiani, responsabile nazionale del gruppo di lavoro sul gioco d’azzardo dell’associazione Avviso pubblico, Enti locali e Regioni per la formazione contro le mafie

 

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