Giovedì 20 Ottobre 2016 08:23

AZZARDO, CONTROLLI E SANZIONI: Numeri che “pesano” e che costano alla collettività

Nel solo corso del 2015, sono stati effettuati dalle autorità competenti 47.468 controlli.

Nel merito, per ciò che concerne gli apparecchi da intrattenimento, le verifiche hanno consentito di accertare, sotto il profilo amministrativo,1.443 violazioni, cui hanno fatto seguito sanzioni per un totale di 16.570.000 euro, unitamente alla rilevazione sotto il profilo penale, 642violazioni di carattere penale mediante anche attività sequestro di esercizi ed apparecchi. Sempre attraverso l’azione di contrasto all’illegalità purtroppo presente nel Comparto dell’azzardo, anche online, lo scorso anno sono stati complessivamente eseguiti 5.765interventi, che hanno palesato 1.750 violazioni alla normativa vigente; ciò ha permesso di porre, sotto sequestro, 576 apparecchi e congegni da divertimento e intrattenimento irregolari, nonché di sopprimere 1.224 punti clandestini di raccolta di scommesse.

La naturale domanda è questa: un numero così importante ed ascendente di controlli da parte delle Autorità nel contrasto alla illegalità presente nel gioco d’azzardo, quanto grava economicamente sulle spalle dell'intera collettività?

www.filippotorrigiani.it

(fonte agimeg)


 

 
Federconsumaroti Campania
Domenica 16 Ottobre 2016 11:17

L'Associazione Federconsumatori, esprime sentiti ringraziamenti per l'enorme contributo da Lei profuso nella battaglia legale che abbiamo portato avanti per contrastare la diffusione del gioco d'azzardo patologico, che si è conclusa con successo, dapprima innanzi al T.A.R. Campania - Napoli e poi in Consiglio di Stato.

Siamo Lieti di aver appreso che il contrasto alla ludopatia è un tema che L'ha vista battersi per anni, al fianco dei cittadini e delle Associazioni di categoria.

Con l'auspicio di un futura collaborazione reciproca ad iniziative e/o dibattiti organizzati sul tema,

porgiamo cordiali saluti.

il Presidente p.t. di Federconsumatori regionale Rosario Stornaiuolo

Avv. Claudia Piscione

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Sabato 10 Settembre 2016 10:33

IL COMPARTO DEL GIOCO VA RIPENSATO, TUTTO.

" facciamo bene a denunciare e a stigmatizzare la presenza di un numero di macchinette mangiasoldi, impressionante, presenti in Italia, ma sapere che ogni anno, nel nostro Paese, soprattutto le fasce più deboli della società acquistano 2 miliardi di 'gratta e vinci', impegnando 9 miliardi di Euro è disarmante. Siamo davvero il 'Paese dei balocchi "

Comprati 3.600 «gratta & vinci» al minuto

In Italia ogni secondo 60 persone tentano la fortuna con un 'gratta e vinci'. Sono, infatti, circa 2 miliardi le cosiddette 'lotterie istantanee' giocate ogni anno, con una spesa di 9 miliardi e 500 milioni, 158 euro per ogni italiano, bimbi compresi. Mentre lo Stato incassa, sempre all’anno, poco meno di 1 miliardo e 500 milioni. Cifre spaventose e preoccupanti riferite dal viceministro all’Economia, Enrico Morando nella risposta all’interrogazione urgente in commissione finanze della Camera di Giovanni Paglia di Sel. Dati in leggero calo negli ultimi tre anni ma che comunque confermano l’invasività di questo tipo di azzardo, diffusissimo soprattutto tra le persone anziane e le donne. Ma che risulta il più 'popolare' anche tra i giovani. Malgrado l’azzardo - e i 'gratta e vinci' lo sono - sia vietato ai minorenni, ben il 38% ci ha giocato almeno una volta, come riporta una recente ricerca di Nomisma e dell’Università di Bologna.

E che sia popolarissimo lo confermano, appunto, i dati riferiti dal ministero dell’Economia e forniti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Lo scorso anno i 'gratta e vinci' venduti sono stati un miliardo e 902 milioni, nel 2013 erano stati 1 miliardo e 970 milioni, nel 2012 si era arrivati a 2 miliardi e 92 milioni. Un leggero calo comune a tutti i settori dell’azzardo, escluse le scommesse e l’on line.

Ovviamente sono scese, ma sempre di poco, anche le cifre spese: nel 2012 gli italiani avevano speso il 'gratta e vinci' 9 miliardi e 728 milioni, scendendo nel 2013 a 9 miliardi e 573 milioni e lo scorso anno a 9 miliardi e 403 milioni. Cifre comunque altissime. Così come il gettito per lo Stato passato da un miliardo e 593 milioni del 2012 a un miliardo e 478 milioni del 2013 e un miliardo e 451 milioni del 2014. Numeri che spiegano anche le resistenze a ridurre l’offerta di azzardo. Basti pensare che il primo 'gratta e vinci', che si chiamava 'La fontana della fortuna', istituito nel 1994 con la Legge finanziaria, servì a coprire con l’equivalente di 124 milioni di euro il 'piano salvalavoro' del governo Ciampi. Ora lo Stato incassa più di dieci volte tanto, con 57 tipologie diverse di 'gratta e vinci', che arrivano così a 154 in 21 anni.

I 'gratta e vinci' sono l’azzardo tipico italiano. Infatti, come si ricorda nell’interrogazione, «nella classifica il record più raccapricciante del nostro Paese è quello legato alle cosiddette vincite istantanee, che con una percentuale di biglietti venduti pari al 19 per cento, vanta il primato mondiale assoluto». Come denuncia Filippo Torrigiani, coordinatore del gruppo sull’azzardo di Avviso pubblico, l’associazione tra comuni per la lotta alla mafie, «facciamo bene a denunciare e a stigmatizzare la presenza di un numero di macchinette mangiasoldi, impressionante, presenti in Italia, ma sapere che ogni anno, nel nostro Paese, soprattutto le fasce più deboli della società acquistano 2 miliardi di 'gratta e vinci', impegnando 9 miliardi è disarmante. Siamo davvero il 'Paese dei balocchi'. La misura è colma».

 
Giovedì 01 Settembre 2016 09:13

Si svolgerà venerdì 16 settembre, a partire dalle ore 15.30 presso la Sala di rappresentanza del Palazzo Comunale di Modena, l’incontro “Rischi da giocare”, appuntamento organizzato dal CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza) sul tema del gioco d’azzardo. Intervengono:

  • Gian Carlo Muzzarelli, Sindaco di Modena
  • Filippo Torrigiani, referente nazionale di Avviso Pubblico per il gioco d’azzardo
  • il Senatore Stefano Vaccari, responsabile del tema gioco d’azzardo per la Commissione Parlamentare Antimafia
  • Matteo Iori, delegato per il CNCA all’Osservatorio sul gioco d’azzardo del Ministero della Salute
  • Alessia Pesci, Presidente CNCA Emilia Romagna
  • Don Armando Zappolini, Presidente nazionale del CNCA
 
Sabato 24 Settembre 2016 15:01

ADESIONE AL MANIFESTO “SINISTRA PER IL SI’” del Partito Democratico

Anche il Consigliere del Pd di Empoli, Torrigiani, ha aderito al Si’ al Referendum, sottoscrivendo il “Manifesto della sinistra” promosso, tra gli altri, da Vannino Chiti, Luigi Berlinguer e Stefano Vaccari.

In un mondo che cambia assieme ai suoi bisogni, alla velocità della luce, la politica ha spesso mostrato un evidente affanno nell’essere protagonista dei mutamenti. Si tratta certamente di occorrenze, che a ogni piè sospinto, configgono con le ingessature di un sistema politico istituzionale che va ripensato e attualizzato.

Mi convince che lo si faccia, come esplicitato nel Manifesto 'Sinistra per il sì', attraverso un pensiero ed una visuale inclusiva dei valori della sinistra progressista,  partecipati da tante compagne e tanti compagni che in questa Riforma credono fermamente. Nel merito di una modificazione quindi, e al contempo nel solco dei valori contenuti nella Carta Costituzionale, si determina peraltro la via per rinsaldare un rapporto oramai  deteriorato tra politica e società civile; per mezzo di un cambiamento che, garantendo i contrappesi Istituzionali della Repubblica - finanche tramite la riforma della Legge elettorale - in questa fase al centro del dibattito politico ed improntata ad assicurare una più marcata democrazia partecipata, superi il bicameralismo paritario. L’elezione diretta dei consiglieri regionali-senatori, che deve essere messa in atto, ne rappresenta la garanzia più alta.

Filippo Torrigiani

 

 

 
Sabato 10 Settembre 2016 09:50

Condivido volentieri questa intervista del Sen. Vannino Chiti in merito alla riforma Costituzionale

Chiti: la riforma è stata migliorata dico sì ma l’Italicum va corretto

 

Senatore, la campagna referendaria sta assumendo i contorni di una resa dei conti interna al Pd. Ieri, Massimo D’Alema ha lanciato il comitato per il No e ha rivolto critiche dure a Renzi. Da qui al voto, sarà un crescendo di tensioni? “E’ un primo argomento di preoccupazione. Il pericolo è che la campagna referendaria si riduca a una contrapposizione frontale dentro e tra i partiti rispetto alla quale i cittadini rischiano di ritrovarsi senza elementi di merito. Bisogna fare il possibile per portare i temi al centro del dibattito non litigando su di chi è la responsabilità dell’avvelenamento dei pozzi ma facendo ognuno uno sforzo di responsabilità”.

“Chi governa vince”, ripete Renzi. Una favola, a sentire D’Alema…
“Chi governa o non governa lo stabilisce la legge elettorale”.

L’Italicum è la legge migliore per stabilirlo?
“Sull’Italicum ci sarà una valutazione della Corte Costituzionale alla quale è stato rimesso un quesito. E comunque c’è una richiesta, proveniente da più parti, compresa il Pd, di provare a migliorare la legge, possibilmente trovando un punto di convergenza ampio in Parlamento. Io penso che si dovrebbe dare mandato ai capigruppo del Pd di Senato e Camera di avviare un’istruttoria politica autorevole per capire dove l’Italicum può essere migliorato”.
La sua proposta sottintende che neanche lei fa salti di gioia per l’Italicum…
“In Senato non lo votai e ho più volte dichiarato che non sono d’accordo sui cento capilista bloccati perché credo che vada rafforzato il principio della rappresentanza. Ma è anche vero che bisogna mantenere gli elementi che la legge offre per garantire la governabilità al Paese. Del resto, basti vedere cosa sta succedendo in Spagna per rendersi conto che assicurare la stabilità non è un capriccio”.

Dunque, per tornare a D’Alema, la riforma non c’entra nulla con il “chi governa vince”?
“La riforma tende a superare il bicameralismo paritario, che è una necessità per la democrazia italiana, e il superamento avviene su basi condivisibili. Camera e Senato non avranno più le stesse funzioni. Solo la Camera voterà fiducia al governo, come avviene in tutte le democrazie moderne; il Senato avrà compiti importanti su referendum, ratifica dei Trattati Ue, rapporti con gli enti locali. L’Italia ha bisogno di questa riforma, ora è il tempo di scegliere”.

Renzi ha corretto la linea, ha slegato l’esito del referendum dal destino del governo. Come va letta questa correzione, come un gesto di debolezza?
“Renzi ha compiuto una scelta giusta, credo che fosse sbagliato prima vedere la riforma come un sì o un no al governo. La riforma riguarda l’architettura istituzionale ed era stato un errore averla personalizzata”.

D’Alema sostiene che se vince il no cade l’idea del Partito della Nazione. Davvero la riforma è il veicolo per arrivare a quell’obiettivo?
“Vorrei spostare il confronto sul merito. E lo dico io che, con altri quindici senatori del Pd, in prima lettura votai contro la riforma. Successivamente ho votato a favore, ma dopo aver contribuito a costruire un’intesa per modificare il testo in più punti. Il primo riguarda le modalità di elezione del Presidente della Repubblica e dei cinque giudici della Corte costituzionale; il secondo riguarda i consiglieri regionali che diventeranno senatori non in virtù di trattative tra i partiti ma saranno eletti dai cittadini con una legge elettorale. Infine, il terzo punto, il referendum: la riforma introduce il referendum propositivo e abbassa il quorum per il referendum abrogativo”.

Sì, ma il Partito della Nazione?
“Il Partito della Nazione, che neanche io voglio, non ha nulla a che fare con la riforma. Come non era giusto, da parte di Renzi, personalizzare così non è giusto trasformare il referendum in uno scontro nel Pd”.

D’Alema personalizza contro Renzi?
“Lo dico senza polemica: vi sono almeno tre aspetti della posizione di D’Alema che non corrispondono ai fatti. Dice che la riforma non ha niente a che vedere con l’Ulivo nel 1996, al quale anche lui lavorò con Veltroni, e vedrà che si parla del Senato fondato sulle autonomie locali. E si riveda il programma dell’Unione del 2006, quando era ministro degli Esteri: vedrà che c’è una posizione che va in questa direzione. Inoltre, ricordo a D’Alema che nel 2007 la Camera approvò in commissione un progetto di riforma che non arrivò in aula: la sostanza di quel progetto è quella che è al centro della riforma attuale”.

Vuol dire che D’Alema ha la memoria corta…?
“C’è un ultimo punto, ed è quando D’Alema dice che questo Parlamento non è legittimato a fare le riforme. Eppure egli stesso propone possibili riforme da realizzare in questo Parlamento se dovesse vincere il no. Ma allora, il Parlamento è legittimato o no?”

 
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